Quando si parla di mafia, si pensi alle vittime

Probabilmente quando si parla di mafia e della sua attività criminale ci si concentra sui mafiosi e il loro potere. Ricorre molto spesso, soprattutto nelle giovani menti, questo pensiero. Forse perché “Il male[…] possiede il duplice privilegio d’essere fascinatore e
contagioso”
, come sosteneva Emil Cioran, o forse perché ammiriamo quelle persone che hanno avuto successo e si sono realizzate nella vita. E così, sbadatamente, ci si lascia incantare dal fascino criminale.

Quindi la mente si fissa sul potere mafioso, sulla fama raggiunta, sul denaro a disposizione e quello investito negli yacht, nelle ville, con le donne e nelle auto di lusso. In questa contaminata bellezza di essere mafioso.

Quando si parla di mafia, invece, si pensi alle vittime. A me piace pensarla in questo modo. Credo che la parola mafia debba evocare in noi la sofferenza del genere umano. Purtroppo pensiamo raramente a tutte quelle persone che sono state soffocate della mafia per far si che raggiungesse la ricchezza che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Si pensi, quindi, a tutte quelle donne e a tutti quegli uomini che la mafia ha ucciso, alla sofferenza delle madri, dei padri, dei figli e degli amici che hanno perso persone a loro vicine, con le quali hanno trascorso parte della loro vita. Agli imprenditori che hanno sacrificato parte del loro faticoso lavoro elargendo denaro alle cosche sotto minaccia armata, a tutte quelle persone che, solamente per aver visto, hanno disperso la loro anima con la morte per mano mafiosa.

E proprio durante la XVIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie organizzata da Libera a Firenze  il giorno 16 marzo 2013, mentre venivano letti i nomi delle oltre 900 vittime di mafia, mi sono soffermato su questo pensiero.

Quindi diamo una priorità nella lotta alla mafia. Diciamoci qual è il bisogno primario.
Allora disinteressiamoci momentaneamente del mafioso arricchito e lungimirante e tendiamo la nostra mano verso le vittime di mafia. Questi uomini e queste donne devono diventare la forza dell’antimafia. Forniamo loro il nostro sostegno, concreto e tangibile, affinché possano trovare le circostanze di liberarsi dal vortice della criminalità. E se arriviamo troppo tardi, quando oramai i funerali sono già stati fatti, stiamo accanto ai familiari. Loro hanno bisogno di noi.
Rimettiamo in moto il motore della vita, noi possiamo essere il carburante che gli permetterà di ripercorrere i chilometri persi, dovuti alle impervie che la mafia ha presentato loro. Conduciamoli fino alla meta, ossia una vita libera, serena e soprattutto, priva della criminalità organizzata.
Solamente dopo baderemo ai mafiosi.

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